Nel cuore di un giardino storico: il vigneto ornamentale di Pojega

Nella tenuta Guerrieri Rizzardi a Negrar di Valpolicella, la vite appartiene naturalmente al paesaggio. Circonda Villa Rizzardi e accompagna il Giardino di Pojega, il giardino storico della famiglia, progettato alla fine del Settecento, dove architetture vegetali, prospettive e aperture sulla campagna costruiscono un paesaggio strettamente legato al territorio.

Proprio all’interno del Giardino, tra il Teatro di Verzura e il Belvedere, due dei luoghi più rappresentativi di Pojega, si trova oggi una presenza particolare: 250 piante di Divico allevate ad alberello, disposte attorno a un grande acero.

È un vigneto ornamentale, realizzato nell’ambito del recente restauro del Giardino. La sua presenza introduce nel paesaggio storico una coltura profondamente legata alla famiglia Rizzardi e alla Valpolicella, interpretandola attraverso un progetto contemporaneo che unisce memoria del luogo, ricerca varietale e attenzione alla gestione del verde.

Una vigna dentro il Giardino, i vigneti tutt’intorno

Il Giardino di Pojega non è mai stato separato dal paesaggio agricolo che lo circonda. Villa, giardino e vigneti fanno parte della stessa tenuta e restituiscono, con funzioni diverse, la relazione che la famiglia Rizzardi ha costruito nel tempo con questo territorio.

Il nuovo impianto rende questa continuità particolarmente evidente. All’interno delle mura la vite entra nel disegno del Giardino; appena oltre, torna protagonista del paesaggio agricolo della Valpolicella e del lavoro quotidiano di Guerrieri Rizzardi.

La posizione scelta è significativa anche dal punto di vista paesaggistico. Il Teatro di Verzura, modellato attraverso la vegetazione, e il Belvedere sono due punti focali del percorso di Pojega: collocare il vigneto tra questi elementi significa inserire una trama agricola in uno spazio fortemente rappresentativo dell’identità del Giardino, senza interromperne l’equilibrio.

Perché scegliere il Divico

La particolarità del progetto riguarda soprattutto la varietà scelta per le 250 piante. Il vigneto stato piantato con il vitigno Divico, vitigno sviluppato in Svizzera dall’istituto di ricerca Agroscope e appartenente alle varietà comunemente indicate come PIWI.

Cosa significa PIWI?

L’acronimo PIWI deriva dal tedesco Pilzwiderstandsfähige Rebsorten e identifica varietà di vite selezionate per avere una maggiore resistenza alle principali malattie fungine. Questa caratteristica, ottenuta attraverso programmi di incrocio e selezione varietale, consente di ridurre sensibilmente il ricorso ai trattamenti fitosanitari, pur senza escluderli completamente.

Il Divico presenta in particolare una buona resistenza a malattie come peronospora, oidio e botrite. Una caratteristica coerente con la collocazione del vigneto all’interno di un giardino storico aperto ai visitatori e ricco di specie botaniche diverse, dove la gestione della vite deve integrarsi con quella dell’intero spazio verde.

«La scelta del vitigno Divico è coerente con il progetto di un vigneto che non nasce per la produzione di uva da vinificare, ma per inserire nel GIardino la vite con una varietà frutto della ricerca più attuale in ambito viticolo, resistente alle malattie fungine e quindi più rispettosa dell’ambiente. È un modo nuovo e attuale di rappresentare il legame tra Pojega e la storia vitivinicola della nostra famiglia.»
Giuseppe Rizzardi, responsabile di produzione Guerrieri Rizzardi

Dal punto di vista enologico, il Divico è un vitigno a maturazione tardiva che può dare origine a vini di colore intenso, con buona struttura tannica e note che possono richiamare pepe, spezie scure, mirtillo e violetta.

Nel caso di Pojega, però, la scelta è di natura agronomica e paesaggistica: le uve prodotte dalle piante di Divico del Giardino non saranno utilizzate per produrre i vini Guerrieri Rizzardi. Il valore dell’impianto sta nella possibilità di osservare la vite attraverso una varietà contemporanea e resistente, inserita in un contesto storico.

Una scelta contemporanea dentro un paesaggio storico

La presenza del vigneto in questa precisa area di Pojega nasce anche dalle ricerche condotte durante il restauro botanico del Giardino. L’architetto paesaggista Giuseppe Rallo, analizzando i mappali del catasto napoleonico del 1812, ha individuato qui la presenza di un antico orto.

Lo spazio aveva dunque in passato una funzione coltivata. Il progetto non ha cercato di ricostruire letteralmente l’orto storico, ma ne ha recuperato il carattere agricolo attraverso la vite, una presenza strettamente legata alla realtà contemporanea della tenuta.

Accanto alle 250 piante di Divico sono stati messi a dimora anche circa 40 ciliegi da fiore, richiamo a un’altra coltura che ha avuto un ruolo importante nel paesaggio agricolo e nell’economia agricola della Valpolicella. Viti e ciliegi costruiscono così un piccolo episodio rurale all’interno del Giardino, in dialogo con la storia del luogo senza trasformarlo in una ricostruzione del passato.

L’alberello: una forma agricola nel disegno del Giardino

Le viti sono allevate ad alberello, una delle forme più antiche di coltivazione della vite. Ogni pianta cresce come un elemento autonomo e la successione dei ceppi crea nel prato una trama ordinata attorno al grande acero.

La scelta dialoga con il modo in cui a Pojega la vegetazione diventa architettura: siepi, carpini, cipressi e alberi definiscono percorsi, prospettive e spazi. Anche la vite entra in questa composizione, mantenendo però una forma immediatamente riconoscibile come agricola.

Le piante sono distanziate di almeno un metro e mezzo, una disposizione studiata tenendo conto della fertilità del terreno di Negrar e della necessità di lasciare a ogni vite lo spazio per uno sviluppo equilibrato.

Oltre le mura: i vigneti Guerrieri Rizzardi in Valpolicella

Se nel Giardino il Divico introduce un modo particolare di osservare la vite, appena oltre le mura si incontra la viticoltura che caratterizza da generazioni la tenuta di Negrar.

Qui le varietà tradizionalmente più diffuse nella Valpolicella – Corvina, Corvinone e Rondinella – sono coltivate insieme ad altre varietà presenti da lungo tempo nei vigneti Rizzardi – Barbera e Sangiovese. Trova poi spazio nei terreni argillosi più profondi anche il Merlot, vitigno internazionale presente da decenni nella storia produttiva di Guerrieri Rizzardi.
Oggi i vigneti sono allevati sia a pergola che a filare.

È una scelta che esprime l’approccio dell’azienda agricola: una visione in cui vitigni più diffusi e presenti in Valpolicella, sono integrati da altri vitigni di qualità che danno un fondamentale contributo alla personalità unica dei vini Guerrieri Rizzardi.

Da questi vigneti nascono i vini classici del territorio, come Valpolicella, Ripasso e Amarone, espressioni centrali del lavoro di Guerrieri Rizzardi a Negrar.

Il vigneto ornamentale di Pojega si inserisce quindi in un paesaggio viticolo molto più ampio. Non lo riproduce in miniatura: offre piuttosto un’altra prospettiva sulla vite, mettendo in relazione il giardino storico con la cultura agricola che continua appena fuori dalle sue mura.

La vite come continuità

Il vigneto di Pojega è un intervento recente, ma nasce all’interno di una relazione che lega da secoli la famiglia Rizzardi alla terra e alla viticoltura. Villa, Giardino e vigneti appartengono allo stesso paesaggio e mostrano modi diversi di interpretarlo nel tempo.

Nel Giardino la vite diventa parte di un progetto paesaggistico; fuori dalle mura è al centro del lavoro agricolo e della produzione dei vini. A unirle non è la funzione, ma la continuità di un luogo in cui storia familiare, paesaggio e viticoltura continuano a convivere.

Una piccola vigna nel cuore del Giardino diventa così un nuovo punto di osservazione sulla Valpolicella di Guerrieri Rizzardi: quella disegnata dal paesaggio e quella coltivata, ogni giorno, nei vigneti della tenuta.

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